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Infiammazione da cibo

Ti manca l’energia?  Non riesci a perdere peso pur facendo le cose super corrette? A volte non è per quello che mangi, ma è per come reagisce il tuo corpo a quello che mangi.

Capitolo spinoso e molto vasto quello dell’infiammazione da cibo, cercherò di portarvi il mio soggettivo parere elaborato dopo aver acquisito alcune informazioni scientifiche.

Che cos’è l’infiammazione

Il termine infiammazione esprime l’insieme delle modificazione che si verificano in un distretto dell’organismo colpito da un danno per innescare la risoluzione del danno stesso. Dopo il danno si attiva un processo a cascata con liberazione di citochine e cellule del sistema immunitario che consente di scatenare una reazione per riparare il danno. Può essere acuta se il problema si risolve o cronica se la fase iniziale non si spegne con conseguente danno ai tessuti circostanti.

E l’infiammazione da cibo?

L’infiammazione da cibo è un capitolo aperto da poco tempo nello scenario della medicina, ancora non risolto, secondo me da non sottovalutare. E’ stato dimostrato che il cibo è in grado di portare ad una infiammazione a bassa intensità che se non capita può aggravarsi e portare a serie conseguenze.

A cosa è correlata

Inizialmente l’infiammazione da cibo interessa l’intestino, ma  poi comporta un’ aumento della permeabilità alle tossine e potrebbe scatenare delle reazioni anche autoimmunitarie. I sintomi iniziali saranno da ricercare nella semplice stanchezza ricorrente, sonnolenza, stati depressivi, gonfiori addominali, gonfiori generali, reflusso gastrico, aumento del peso, “intolleranze alimentari”, a lungo andare le conseguenze possono essere vastissime. Quindi non parliamo solo di aumento di peso.

In questo periodo di infiammazione silente possiamo avere uno squilibrio tra la produzione di prostaglandine proinfiammatorie e infiammatorie a favore delle proinfiammatorie.

Inoltre, vengono prodotte delle citochine una delle quali si chiama BAFF (B Cell Activating Factor). Spieghiamo che cos’è questa molecola che appartiene alla famiglia del TNF . E’ una proteina trasmembrana, prodotta dai linfociti, macrofagi, monociti, cellule dendtritiche che promuove la sopravvivenza e la crescita delle cellule B,  nel 2009 Kim  ha confermato che BAFF è un’adipochina che lega infiammazione ad obesità e che è stata definita nel 2013 un modulatore e regolatore delle adipochine, in grado di collegare la cellula adiposa con i macrofagi, le cellule dell’immunità.  Le adipochine sono delle sostanze prodotte dal tessuto adiposo e vengono definite come modulatori della funzionalità di organi distanti come il fegato, il muscolo scheletrico o il cervello, in grado di regolare immunità ed infiammazione; il tessuto adiposo è, infatti, considerato da qualche tempo un vero e proprio organo endocrino.

Il problema sussuste quando BAFF e altre citochne come PAF (Platelet Activating Factor) vengono prodotte in elevate quantità, sono sregolate, ecco che insorge l’infiammazione da cibo e questo avviene soprattutto quando si mangiano sempre gli stessi cibi. Ci sono molte persone che presentano infiammazione da cibo, chiamate anche allergie ritardate, reazioni immunologiche da cibo, via alternativa all’allergia e qui vorrei aprire una breve parentesi, perchè c’è molta confusione a tel riguardo.

ALLERGIA O INFIAMMAZIONE DA CIBO O INTOLLERANZA?

Sono tre paragrafi diversi, spesso confusi tra loro, che comunque possono coesistere insieme, semplificando:

l’allergia è mediata dalle IgE con produzione di istamina, il cibo in questione dev’essere allontanato dalla dieta, mentre

l’ infiammazione da cibo, detta anche ipersensibilità alimentare ritardata, è quella che vede il segnale dato dalle citochine BAFF e PAF ed il coinvolgimento di IgG dei grandi gruppi alimentari e può essere rieducato alla tolleranza.

La confusione deriva dal termine Intolleranza, ancor oggi parliamo di INTOLLERANZA AL LATTOSIO per quelle persone che non sono in grado di digerire il lattosio, anche se non è un fenomeno infiammatorio, nè una reazione immunitaria. Infatti, queste persone sono in grado di bere del latte delattosato o formaggi stagionati e se prendono il giusto enzima possono risolvere il problema.

Diversa è la situazione di una persona che è ALLERGICA ALLE PROTEINE DEL LATTE, ovvero presenta una reazione immunitaria alle proteine del latte mediata dalle IgE  che se continua a mangiare i formaggi stagionati continuerà ad avere il mal di testa o la colite o altro. Diversa ancora è la SENSIBILITA’ ALLE PROTEINE DEL LATTE , fenomeno infiammatorio da cibo, che può essere diagnosticato da persone competenti per esclusione dei primi due.

Altro esempio è quello che viene comunemente chiamata INTOLLERANZA AL GLUTINE non celiaca, ampiamente diffusa tra la popolazione, questo è un fenomeno infiammatorio,  un’infiammazione da cibo, con produzione di IgA e IgG anti gladina. Mentre è ben lontana dall’ALLERGIA AL FRUMENTO che è mediata dalle IgE e dalla liberazione dell’istamina.  E ancora ben lontana dalla CELIACHIA che è una malattia a predisposizione genetica, che prevede il completo allontanamento del glutine, che viene chiamata intolleranza al glutine.

Ricordatevi che scientificamente le uniche intolleranze riconosciute sono Intolleranza al lattosio e Intolleranza al glutine o celiachia.

Dopo questa parentesi vorrei ritornare al concetto dell’infiammazione da cibo e mi sembra chiaro che una dieta che tenga in considerazione i fenomeni di infiammazione da cibo predisponga verso il recupero del peso forma, riducendo la massa grassa.

Come scoprire se sei in questo stato di infiammazione silente

Esistono dei test, uno dei quali è ben spiegato nel sito EUROSALUS che si occupa di intolleranza da cibo, ovviamente chiedete sempre al vostro medico che vi darà corrette informazioni.

Come fare per prevenirla

Stai attento al rapporto omega6/omega3, te lo dico già uno dei modi migliori in assoluto è aggiungere gli Omega 3 più che star attenta ad indrodurre meno Omega 6

Ruota i cibi più che ti è possibile, non mangiare sempre le stesse cose, inserisci dei prodotti nuovi che hai mangiato in passato, ma che poi hai dimenticato. Questo sfavorirà l’eccesso di alcuni nutrienti rispetto ad altri. Lo so che non è semplice, ma sarà molto piacevole, proprio per questo è il caso di mettersi d’impegno e cercare l’organizzazione giornaliera.

Esistono degli antiinfiammatori naturali, come la Curcuma, la Boswellia, l’Olio di ribes nero.

I probiotici e gli enzimi digestivi possono aiutarti nella digestione di alcuni alimenti che ti possono scatenare infiammazione.

Puoi integrare minerali come Manganese, Rame e Zinco che  riducono l’infiammazione e aumentano il livello di soglia, inducendo tolleranza nell’organismo.

Cambia il tuo stile di vita: inserisci una valvola di sfogo,un’attività fisica regolare e non massacrante ti aiuterà; mettiti nella condizione di produrre meno insulina e meno cortisolo ovvero mangia meno dolci e fai più riposo.

Acidi Grassi, molecole indispensabili?

Questo è un argomento complicato, spesso sottovalutiamo l’importanze degli acidi grassi nella nostra alimentazione quotidiana  La questione dei grassi è probabilmente una delle cose che più confonde le persone. Dovrei mangiarli il meno possibile? Dove trovo più grassi “buoni”?  qui vorrei parlarvene un pochino

I grassi sono stati bannati per moltissimi anni perchè se molto in eccesso si attaccano alle pareti delle arterie, con tragiche conseguenze per il nostro sistema cardiocircolatorio, ma vediamo se riuscirò a fare chiarezza sull’argomento.

I grassi sono tutti uguali?

Questa rimane sempre una delle mie domande preferite; c’è molta confusione a tal riguardo ed è per questo interessante conoscere i grassi più da vicino e considerarne una classe per volta, infatti sono molto diverse tra loro. Sicuramente conosciamo i grassi sotto il punto diu vista cakorico, quindi  per la loro funzione energetica,  infatti, a differenza dei carboidrati che apportano 4 Kcal/g , i grassi apportano 9 kcal/g , la conseguenza è che sicuramente dovremo mangiarne in minor quantità.

Hanno comunque tantissime funzioni nel nostro organismo, ma prima di parlare del cosa servono, meglio descrivere questi sconosciuti.

Nella struttura chimica dei grassi che conosciamo troviamo sempre una molecola di acido grasso, ed è proprio a seconda della composizione di acidi grassi che cambiano le loro qualità.

Analizziamo per prima cosa una molecola di acido grasso.

Esistono due tipi di acidi grassi quelli SATURI (A) e quelli INSATURI (B), mettiamone anche un terzo tipo, il TRANSGRASSO (C) quello che troviamo solo in una piccola parte in natura, ma che viene prodotto artificialmente, mediante un processo di idrogenizzazione dall’industra alimentare per renderli duri a temperatura ambiente. Leggiamo le etichette dei prodotti che acquistiamo, soprattutto dei biscotti e allontaniamoci dalla scritta “oli vegetali” o “grassi vegetali”  perchè sono grassi idrogenati o parzialmente idrogenati, le cui conseguenze negative ssulla salute sono comprovate da anni, come aumentare il colesterolo cattivo LDL.

 

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Gli acidi grassi SATURI presentano una struttura lineare, hanno tutti i legami uguali tra gli atomi di Carbonio , mentre quelli INSATURI presentano alcuni doppi legami tra gli atomi di Carbonio in certi punti della molecola che si traducono in una rigidità, ovvero  in una deviazione della catena, come si vede nella figura. Quelli trans hano un cambiamento nella loro forma nello spazio.

NB. Tutti i grassi che noi usiamo in cucina sono dei TRIGLICERIDI, ovvero delle particolari molecole composte da 3 molecole di acidi grassi ed una molecola che li unisce chiamata Glicerolo. Ecco che negli alimenti non troviamo la maggior parte delle volte acidi grassi liberi, ma trigliceridi, quindi una miscela di grassi diversi.

Andiamo a conoscere quali sono le funzioni principali dei grassi nel nostro organismo

Gliceridi come i trigliceridi quelli che servono da riserva energetica, il nostro magazzino di energia, e che troviamo anche nel cibo.

Fosfolipidi quelli che servono per la costruzione delle membrane cellulari, un’esempio è la sfingomielina per la costruzione delle guaine di molte fibre nervose.

Glicolipidi che possiamo trovare nella sostanza grigia del cervello, oppure nelle membrane dei neuroni o nelle guaine mieliniche.

Cere che troviamo insieme ad altri tipi di grassi nel sebo.

Steroli quello che conosciamo tutti è il colesterolo che ha tantissime funzioni nel nostro organismo, si inserisce tra gli strati della membrana cellulare e ne regola la stabilità, lo troviamo nella guaina mielinica, è il precursore di molte molecole tra cui gli acidi biliari e gli ormoni steroide (testosterone, estradiolo, progesterone) la Vitamina D.

Sono fondamentali per il trasporto delle vitamine liposolubili (A,D, E e K).

Distinguiamo i grassi buoni dai grassi cattivi! Cos’ è il burro e cos’è l’olio?

Tutti i grassi sono delle miscele ricordiamocelo sempre, noi consideriamo sempre  gli acidi  grassi maggiormente rappresentati.

I grassi saturi  che si trovano nei prodotti animali come carni, formaggi, gelati, tendono a far alzare il livello di colesterolo nel sangue, sono i responsabili della formazione delle placche aterosclerotiche. Oli tropicali derivati dall’olio  di palma sono ricchissimi di grassi saturi a catena lunga, vengono utilizzati molto nei ristoranti perchè la frittura fatta con questi oli resta stabile e bella per parecchi giorni!

I grassi monoinsaturi si trovano nell’olio d’oliva e nell’avocado. Questi grassi sono grassi “sani” e possono essere utilizzati, anche se con moderazione. L’olio d’oliva è piuttosto stabile è ottimo per cucinare, oltre che ottimo per i condimenti a freddo. Se il sapore è troppo forte per te,  puoi comprare dell’ olio d’oliva con un gusto più leggero, prova quelli proveniente da differenti regioni italiane e scegli quello che ti piace di più, io adoro quello toscano!

L’olio di canola contiene grandi quantità di grassi monoinsaturi, deriva dall’olio di colza a cui è stato tolto  l’ acido erucico che dev’essere evitato.

L’olio di nocciole e di mandorle.

L’olio di arachidi contiene elevate quantità di grassi monoinsaturi, ed ha caratteristiche simili all’olio d’oliva.

I grassi polinsaturi  primariamente grassi Omega-6 o grassi Omega-3 in quantità variabile. Alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi Omega 3 sono i pesci come i salmoni o gli sgombri e alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi Omega 6 sono gli oli di semi di mais e di girasole.

L’elevata quantità di acidi grassi polinsaturi  fa sì che si ossidano velocemente, (irrancidiscono si dice comunemente)  quando vengono a contatto con la luce o con l’aria. Per queste motivo dovrebbero essere conservati al riparo dalla luce e dall’aria, in bottiglie o lattine ben chiuse e dovrebbero essere utilizzati crudi.

La maggior parte degli acidi grassi moninsaturi e polinsaturi sono in forma liquida, e  sono considerati degli OLI – la maggior parte sono vegetali, ma ci sono anche nel mondo animale come l’olio di pesce. Mentre la maggior parte degli acidi grassi saturi si presentano solidi, perchè le molecole di acidi grassi si possono  impilare uno sull’altra e formano il BURRO. Quindi quelli presenti nei trigliceridi del burro saranno saturi. Grassi solidi, oltre al burro, sono anche il burro di cacao, l’olio di cocco e l’olio di palma.

COMPOSIZIONE DEGLI ACIDI GRASSI IN ALCUNI GRASSI DI USO COMUNE

Credo che sapere la composizione in Acidi Grassi saturi (blu), grassi moninsaturi (rosso), grassi polisaturi (verde) chiarisca visibilmente quale grasso sia da preferire ad un altro. La TABELLA mostra la composizione in acidi grassi dei grassi principali, i dati provengono dall’INRAN e rappresentano i g dei diversi tipi di  acidi grassi in 100 g di prodotto.

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Acidi grassi con catena media e corta

Tanti più atomi di carbonio presenta l’acido grasso, tanto più lunga sarà la sua coda, ma un argomento molto discusso ultimamente è l’ acido grasso che presenta una catena media o una catena corta. Prometto che ve ne parlerò , sì parlerò del famoso olio di cocco, tanto menzionato oggi, ma non qui altrimenti si allungherebbe troppo l’articolo, vi anticipo comunque che i dati a nostra dispiosizione sono molto discordanti.

Cosa significa avere un punto di fusione basso?

Guardando la tabella si potrebbe eessere tentati nel dire che è un ottimo olio anche per friggere, ALT! Dobbiamo sottolinerae un altro concetto.

Introduciamo il concetto di punto di fumo, cosa significa? Significa che se tu lo utilizzi per cuocere arriverà prima alla degradazione, in quanto si stacca il residuo di glicerina e lascia l’acido grasso libero; quindi se devi friggere assicurati di utilizzare un grasso con elevato punto di fumo.

La tempearura ideale per friggere è circa 180°C, quindi dovremo usare un grasso che abbia un punto di fumo più elevato di questa temperatura. Volevo mettere una TABELLA  con vari punto di fumo, ma ho trovato molte disparità quindi vi mostrerò quelle che ho ricavato dal sito del chimico Dario Bressanini e le sue indicazioni. Principalmente teniamo in considerazione che tanto più i grassi sono formati da acidi grassi saturi maggiore sarà il loro punto di fumo. Ebbene sì, proprio quelli da evitare, come lo strutto o l’olio di palma con elevato cotenuto di acidi grassi saturi! Gli oli raffinati sono quelli con un punto di fumo più alto perchè eliminano gli acidi  grassi liberi che lo abbassano. Quindi dobbiamo andare verso un compromesso, utilizziamo grassi che abbiano un alto punto di fumo, ma che siano costutiuiti anche da grassi insaturi. Evitiamo il burro (170°C), la margarina vegetale (140°C), l’olio extravergine di oliva (170°C, meglio l’olio di oliva, 190°C),  mentre utilizziamo per esempio olio di Arachidi (210°C)  o quello di Riso (230).

 

Idealmente, dovresti mangiare solo la quantità di grassi necessaria per aggiungere sapore ai cibi, e dovresti selezionare quelli più sani. Tutti i grassi, indipendentemente dal tipo, danno circa 120 calorie a cucchiaio (1 grammo di grasso apporta ben 9 Kcal quindi 900 calorie /100gr; contro le 4 Kcal per grammo fornite dai carboidrati e dalle proteine), quindi dovremmo mangiarli con attenzione. La quantità consigliata di grassi nella dieta è circa il 25-35% delle calorie totali assunte giornalmente  e i grassi saturi dovrebbero essere limitati ad un 10% massimo delle calorie totali assunte nel giorno. Un discorso particolare meritano gli sportivi e soprattutto quelli di endurance a cui i grassi servono come substrato energetico.

 

 

 

 

Crackers alternativi

Quando ho visto sul web che si potevano fare dei crackers alternativi senza farina, la mia fantasia si è ridestata!

Perchè i crackers alternativi?

Penso sempre ai miei spuntini sani e alla necessità di variare gli ingredienti di base introducendo delle novità. Sono anni che mi schiero con il baluardo della diversità ed ora ho dalla mia parte la consapevolezza di studi scientifici ed anche alcuni professionisti nel campo immunologico, uno tra questi è il Dott. Attilio Speciani, che definisce una dieta di rotazione per prevenire gli stati allergici. Ebbene sì, mangiare sempre gli stessi cibi può portare ad una sensibilità ritardata e scatenare delle citochine infiammatorie che conducono ad una infiammazione da cibo. Questo sarà uno dei prossimi argomenti del blog è complesso e merita un’attenzione in più. Per il momento concentriamoci sui crackers alternativi.

Adesso che vi ho spiegato perchè è importante variare gli ingredienti, facciamo un’altra parentesi, piccolina, per il momento.

Crackers ricchi di Omega 3

So che conoscete questi grassi polinsaturi essenziali, ma vi parlerò ampiamente anche di questi, state connessi! Ora vorrei solo fare una considerazione e ricordarvi che esiste un rapporto ottimale tra omega 3 e omega 6, avrete sentito del rapporto 1:4 , è il rapporto tra omega 3 e omega 6 che dovremmo mangiare, ma che  l’ alimentazione di oggi, in realtà, trova uno sbilanciamento verso una maggior quantità di omega 6. Questi crackers sono costituiti da semi oleosi ricchi di omega 3 e  un pò meno di omega 6. Ecco perchè ho variato un po’ la ricetta originale della Rapa Cruda, comunque ottima.

La cottura purtroppo diminuisce le sostanze nutritive di questi semi, ma sono un’ ottima alternativa ai crackers normali e saziano maggiormente. sono leggerissimi e poi sono senza farina quindi vanno bene anche per la famosa dieta di rotazione di cui parlavamo prima. Potete gustarli insieme alla ricotta oppure con lo spalmabile di avocado e cannellini.

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Ricetta dei crackers alternativi

2 cucchiai di semi di chia

2 cucchiai di semi di lino

1 cucchiaio di semi di sesamo

3 cucchiai di mandorle con la buccia non tostate

9 cucchiai di acqua

1 pizzico di sale

Procedimento

1) Unisci tutti i semi in un frullatore, non nel mixer, grazie a Laura della Bottega sfusa per la dritta!

2)versa il trito in una ciotola e aggiungi i bicchieri di acqua dove avrai fatto sciogliere il sale

3) copri la ciotola e lascia in frigo, io l’ho preparata alla sera e lasciata fino al giorno dopo, ma bastano un paio di ore

4)prendi un pezzo di carta forno un pò più grande della tua leccarda

5) aggiungi l’impasto ottenuto e copri con un secondo pezzo di carta forno

6) aiutandoti con un mattarello inizia a stendere, non ti preoccupare riuscirai perfettamente, dovrai solo fare attenzione ai bordi, se li vuoi ben definitivi prendi un coltello e rifila il bordo, utilizza poi il restante impasto. Ovviamente dovrai sollevare la seconda carta forno in modo delicato, con questa dose coprirai perfettamente la teglia.

7) inserisci nel forno statico a 200 gradi per 10 minuti e 3/4 minuti dopo aziona la ventola. Se li vuoi croccanti devi fare attenzione alla cottura, dovranno essere leggermente dorati.

8) capovolgi delicatamente sopra una graticola e lasciali raffreddare.

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Test: cibo da runners

Mi sono divertita nel preparare questo piccolo test! Adesso tocca a voi, sdraiati sul lettino della spiaggia o della piscina! In questo momento vi invidio un pochino, ma sono fortunata perchè ci sarò anch’io prossimamente!

Il test: cibo da runners è nato sì per divertimento, ma le domande sono molto sensate e spero non banali, almeno questa era la mia intenzione, così potremmo valutare la nostra preparazione nel campo nutrizione e sport. Argomento in piena evoluzione che a volte comprende delle contraddizioni, ma cerchiamo di utilizzare le informazioni provenienti  dalle linee guida, la testa e fidiamoci dei professionisti con maggiori risultati!

Spazia su diversi argomenti, comprende 15  domande, la risposta esatta ce l’avete già, dovrete solo individuarla. Avete pronti carta e penna? Non guardate subito le risposte…..altrimenti dove sta il divertimento, potreste farlo in compagnia, così non ne sarete tentati.

Test: cibo da runners

1) Qual è il carburante principale per un runner?

a) i carboidrati

b) i grassi

c) le proteine

2) Quanto tempo prima dell’allenamento va fatto il pasto?

a) 2 ore

b) 3 ore

c) 1 ora

3) Nel pranzo della gara lunga cosa prediligi?

a) pasta con sugo leggero

b) verdura, pasta

c) prosciutto crudo, verdura, pasta

4) Quali sono gli ingredienti da prediligere nella colazione

a) fette biscottate

b) uovo

c) avocado più ricotta più pera

5) Cosa non deve mancare nella dispensa di un runner

a) pasta bianca

b) frutta secca

c) pane bianco

6) Che consigli daresti ad una persona con carenza di ferro?

a) un integratore di ferro

b) pasti equilibrati

c) sentire un nutrizionista

7) Quali disturbi può incorrere chi è in una fase di disidratazione?

a) disturbi cognitivi

b) ridotta contrattilità miocardica

c) ipetermia

d) tutte sbagliate

e) tutte giuste

8) Quanto tempo dopo la gara devi fare un pasto completo?

a) almeno 1 ora dopo

b) anche subito

c) più tardi è meglio è

9) Quanto tempo dopo la gara è possibile il recupero di carboidrati e proteine

a) esiste una finestra anabolica che dura 45-60 minuti

b) esiste una finestra anabolica che dura 2 ore

c) sempre

10) Bere una bevanda alcolica dopo la gara che conseguenze può comportare?

a) la birra è pefetta per il dopo corsa

b) nessun effetto collaterale

c) l’ alcool aumenta la disidratazione

11) Nella gara di 10 km che reintegro è necessario?

a) uno shake proteico

b) una bevanda idrica e zuccherina

c) una bevanda salina, se molto caldo

12) Qual è il modo migliore per organizzare i pasti

a) aspettare fino a 30 minuti prima del pasto per decidere cosa mangiare

b) fare una lista dei piatti della settimana

c) fare la spesa una volta alla settimana

13) Cosa può favorire una carenza di magnesio?

a) la perdita di massa grassa

b) episodi di Angina pectoris

c) diminuzione dei crampi muscolari

14) Il sovrallenamento determina un eccesso di cortisolo circolante?

a) vero

b) falso

15) L’eccesso di cortisolo

a) può comportare accumulo di grasso

b) è rilevabile nelle prime ore del mattino

c) entrambe sono sbagliate

d) entrambe sono giuste

Risposte del test: cibo da runners

1) Qual è il carburante principale per un runner?

a) i carboidrati

2) Quanto tempo prima dell’allenamento devi fare il tuo pasto?

b) 3 ore

3) Nel pranzo della gara lunga cosa prediligi?

c) prosciutto crudo, verdura, pasta

4) Quali sono gli ingredienti da prediligere nella colazione

c)avocado più ricotta più pera

5) Cosa non deve mancare nella dispensa di un runner

b) frutta secca

6) Che consigli daresti ad una persona con carenza di ferro?

c) sentire un nutrizionista

7) Quali disturbi può incorrere chi è in una fase di disidratazione?

e) tutte giuste

8) Quanto tempo dopo la gara devi fare un pasto completo?

a) almeno 1 ora dopo

9) Quanto tempo dopo la gara è possibile il recupero di carboidrati e proteine

a) esiste una finestra anabolica che dura 45-60 minuti

10) Bere una bevanda alcolica dopo la gara che conseguenze può comportare?

c) alcool aumenta la disidratazione

11) Nella gara da 10 km che reintegro è necessario?

c) una bevanda salina, se molto caldo

12) Qual è il modo migliore per organizzare i pasti

b) fare una lista dei piatti della settimana

13) Cosa può favorire una carenza di magnesio?

b) episodi di Angina pectoris

14) Il sovrallenamento determina un eccesso di cortisolo circolante?

a) vero

15) L’eccesso di cortisolo

d) entrambe sono giuste

Piaciuto il test: cibo da runners? Scommetto che le avete azzeccate tutte, erano semplici dai, preparatevi perchè sto già pensando ai successivi! :))

Cottura della pasta: meglio al dente?

Sembra proprio una di quelle domande un pò stupidelle a cui nessuno pone molta attenzione; tutti pensano alla cottura della pasta solo per un senso di palatabilità e per nessun altro fine. In realtà la chimica ci dice molto sulla cottura ideale, non vi preoccupate, non voglio parlare solo di chimica. Argomenti simili, li affronterò in altri piccoli articoli, ho deciso di parlarne separatamente così sarà più semplice assimilare i concetti e non solo l’amido.

Ancora una volta parliamo di carboidrati

Per quanto riguarda l’indice glicemico, potete trovare alcune informazioni sul link precedente, è quel parametro importante da tenere in considerazione durante i pasti per non stimolare troppo la secrezione di insulina che scatena un’ipoglicemia reattiva e accumulo di grasso. Ci sono alcuni fattori in grado di modificare l’Indice glicemico,uno di questi è senza dubbio la cottura della pasta!

Se capiamo perchè sarà più semplice stare attenti alla cottura della pasta

Nella pasta troviamo l’amido, il deposito di zuccheri dei vegetali, analogo al nostro glicogeno. Bene, l’amido è costituito da catene di singole molecole di glucosio, ma i legami tra le molecole si presentano di due tipi e portano alla formazione di amilosio e amilopectina. L’amilosio contiene le catene di zucchero lineari, mentre l’aminopectina, maggiormente presente, le contiene ramificate. Questa differenza è quella ci interessa.

Il nostro organismo possiede un enzima, la alfa-amilasi che scinde il legame tra due molecole di glucosio, questa digerisce lentamente la struttura lineare dell’amilosio  perchè dev’essere staccata una molecola per volta, e questo è un bene così non avremo il picco glicemico, mentre le strutture ramificate dell’amilopectina potranno essere aggredite da più molecole enzimatiche contemporaneamente e sarà digerita molto velocemente aumentando così la glicemia.  Un amido ricco di amilosio avrà quindi un Indice glicemico più basso come quello che troviamo nelle lenticchie, uno più ricco di amilopectina come la patata avrà un indice glicemico più alto. Gli amidi di cereali che vengono maggiormente coltivati contengono in genere tra il 15 e il 28% di amilosio. Il rapporto amilosio / amilopectina può essere molto diverso da una famiglia botanica all’altra, ma anche da una varietà all’altra all’interno di una stessa famiglia.

cottura della pasta al dente 700x400

Torniamo alla cottura della pasta

Durante la cottura  avviene un processo chiamato gelatinizzazione a causa del quale l’acqua e il calore agiscono in modo combinato rompendo e rigonfiando (idratando) la struttura dell’amido. Avete presente quando cucinate un riso Vialone? Diventa una crema e come diventa l’acqua se lo stesso riso lo cucinate per un’insalata di riso? Più viscosa, giusto? Questo è praticamente quello che succede quando avviene il processo di gelatinizzazione. Più un amido è gelatinizzato e più risulta digeribile, attenzione più aumenta la glicemia. I fattori che aumentano il grado di gelatinizzazione sono principalmente la temperatura di cottura e la quantità di acqua. La cottura a vapore, per esempio, è delicata ed ha un basso potere idratante, per cui indurrà una minima gelatinizzazione, al contrario della bollitura. Inoltre, la cottura al dente rende minore la gelatinizzazione e abbassa quindi l’Indice glicemico.

Mentre l’amilosio si scioglie completamente in acqua calda, l’amilopectina non può essere degradata, quindi se una pasta è costituita con un amido che contiene più amilosio subirà una minore gelatinizzazione rispetto a quella che possiede un amido più ricco in amilopectina che si ritroverà quindi con una maggiore gelatinizzazione e con un elevato Indice glicemico.

La prossima volta che prevediamo la cottura della pasta, consideriamo tutti questi aspetti!

 

Spalmabile di cannellini e avocado

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Quando ho iniziato a variare i miei piatti, perché stanca dei soliti sapori e spinta da mia figlia che non si accontentava mai, mi stupivo di quante possibilità incontravo. Ecco perché ho iniziato a raccontare la mia nuova cucina, così potevo dimostrare che esistono  numerose possibilità di scelta da cui attingere ogni giorno. E se ce l’ho fatta io, chiunque ne abbia voglia ce la può fare! Quindi iniziamo e vi accorgerete subito di quante bontà siano nascoste.

Grassi saturi e Acidi grassi insaturi: quali sono e dove li troviamo

Le nuove tendenze nutrizionali vanno sempre più verso una quota di carboidrati complessi, una di proteine, ma anche una buona parte di grassi! Sì, avete capito bene, grassi quelli che portano 9 Kcal/gr invece delle 4Kcal/gr di carboidrati e proteine. Vi potrei elencare una serie di funzioni degli acidi grassi nel nostro corpo, così capirete anche voi che sono delle molecole importanti. Oggi abbiamo capito che i trans-grassi sono quelli da abbandonare ed i grassi saturi quelli da allontanare, ma è necessario fare un pieno di acidi grassi mono e poli-insaturi.

Molti sono gli studi negli ultimi anni volti ad indagare una connessione tra la composizione lipidica della membrana ed alcuni effetti sul metabolismo  o sulla trasduzione del segnale, l’organizzazione della membrana cellulare è addirittura indicata avere un ruolo come agente protettivo. (Fuentes NR et al.. Emerging role of chemoprotective agents in the dynamic shaping of plasma membrane organization.  Biochim Biophys Acta 2017). Questo argomento molto interessante sarà sicuramente da approfondire. Per il momento vorrei solo passarvi l’idea che la composizione degli acidi grassi della membrana è fondamentale e questa viene stabilita dalla biosintesi endogena, ma anche dagli acidi grassi che noi mangiamo. Quindi stiamo ben attenti a quali acidi grassi eliminiamo dalla dieta e a quali introduciamo.

Avocado: proprietà e calorie

L’avocado è uno degli ingredienti che contiene i cosidetti grassi buoni! E’ più calorico di altri frutti, certo, ma i suoi componenti ci aiutano, quindi non facciamone sempre una questione di calorie!

Per questo ho voluto scrivere la ricetta con avocado, facile facile, di questo spalmabile di cannellini e avocado dal gusto un pò particolare, che si può accompagnare con crostini o verdurine crude, ottimo come spuntino di metà pomeriggio!

 

Ricetta dello spalmabile di cannellini e avocado

Ingredienti Cannellini e Avocado

  • 250 g di fagioli cannellini
  • 1 avocado maturo
  • 1 lime
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 65 g di pistacchi salati
  • 2 cucchiai di acqua fredda
  • q.b.sale
  • q.b. curcuma
  • peperoncino o altre spezie a chi piace

Come si prepara lo spalmabile di cannellini e avocado

  1. Metti in una ciotola i fagioli ben sciacquati e scolati, l’avocado a pezzi, il lime spremuto, l’olio, il sale e la curcoma.
    N.B. io spesso utilizzo per praticità quelli in scatola, chi vuole utilizzare i fagioli secchi deve seguire l’ammollo di una notte e la cottura, prima di utilizzarli.
  2. Omogenizza con un minipimer fino a crema densa
  3. Spezzetta con il robot da cucina 45 gr di pistacchi finché diventano una pasta
  4. Unisci questa pasta al mix di fagioli insieme alla giusta quantità di acqua
  5. Metti in una ciotolina. Spruzza sopra qualche spruzzata di lime e spargi sulla superficie i pistacchi rimanenti ridotti a granella.

 

 

 

Carico glicemico come utilizzarlo nella dieta

Dopo ben due articoli sui carboidrati: il primo per farvi capire che lo zucchero è comunque zucchero anche se integrale di canna o di cocco; il secondo per parlarvi in generali dei carboidrati perché molto spesso si conoscono a metà, adesso arriviamo al terzo, il più pratico, dove parliamo del carico glicemico.

Parlare di carboidrati semplici e complessi, non ci aiuta molto quando vogliamo fare delle scelte più sagge. Quello che può venirci in aiuto è conoscere il carico glicemico di quello che stiamo mangiando, ma facciamo un passo indietro e introduciamo l’indice glicemico.

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Indice Glicemico degli alimenti

L’indice glicemico rappresenta la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di 50 gr di carboidrati (rapportato all’assunzione di 50g di glucosio, preso come riferimento per il 100%).

Se è pari a 50, significa che l’alimento in questione aumenta la glicemia della metà (50%) rispetto al glucosio. Se mangiamo lo zucchero semolato, la glicemia salirà subito velocemente con un picco molto alto, se mangiamo delle lenticchie l’aumento della glicemia sarà più lento e anche minore. Questa risposta glicemica varia da persona a persona ed è influenzata dall’alimentazione e dallo stile di vita.

La risposta del corpo ad un innalzamento della glicemia è la produzione dell’ormone insulina da parte del pancreas che lo immagazzinerà nei muscoli e nel fegato sotto forma di glicogeno. Spesso non ci accorgiamo di quanti grammi di zucchero mangiamo in una giornata ed è questo il problema, ormai è ovunque e può creare debolezza, crisi di fame e favorire l’aumento di peso.

Tanto più veloce sarà l’aumento della glicemia nel sangue tanto più elevata sarà la quantità di insulina che verrà prodotta per abbassarla. Quando la glicemia è troppo bassa il nostro cervello ci da uno stimolo di pericolo e ci avvisa che dobbiamo alzarla…..ecco la fametta di metà mattina o per alcuni la fametta sempre!

Nei soggetti in sovrappeso la quantità di insulina prodotta non è proporzionale al valore della glicemia e si trovano sempre con un po’ di insulina presente, la conseguenza sarà inevitabilmente l’accumulo di grasso.

Alcuni carboidrati sono subito pronti da assorbire e hanno un indice glicemico alto, altri devono subire un processo di trasformazione prima di essere assorbiti e liberare glucosio e quindi avranno un indice glicemico più basso.

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Esistono delle tabelle di classificazione dell’INDICE GLICEMICO, qui ne riporto una che può risultare utile. Attenzione si trova molta variabilità tra gli indici glicemici nelle tabelle, perché la varietà dello stesso prodotto preso in esame, può essere molto diversa, dipende dalla cottura, dal metodo di cottura. dal contenuto di fibre, dalla conservazione, dalla zona di produzione sono alcuni esempi.

 

Carico Glicemico tabella degli alimenti

ALTO IG (70-) MEDIO IG (56-69) BASSO IG (0-55)
glucosio pane integrale fruttosio
pane bianco mais Noci
miele arance fagioli
cereali della colazione cereali integrali della colazione fagioli di soia bolliti
popcorn riso arborio brillato riso paraboiled
uva gelato latte
carote oro saiwa pesche
banane mele
 datteri secchi piselli
 patate yogurt

Attenzione, questo parametro non ci dice quanti zuccheri contiene il prodotto che stiamo mangiando, ma può essere utilizzato come strumento per valutare la qualità dei carboidrati presenti. Facciamo l’esempio classico della carota che contiene molti zuccheri semplici, quindi ha un elevato indice glicemico, ma se consideriamo i grammi totali in una sola carota quanti zuccheri contiene in realtà? Pochi e non alzeranno di molto la glicemia di chi la mangia, si potrebbe creare confusione, in seguito c’e’ un bell’esempio.

 

Carico glicemico come parametro pratico

Di conseguenza insieme all’indice glicemico c’è da considerare la quantità del carboidrato che uno mangia, il CARICO GLICEMICO aiuta a calcolare il consumo quotidiano dei vari alimenti.

Carico glicemico=  IG x grammi di carboidrato presenti nel prodotto analizzato (NB nella quantità che devi mangiare) e si divide x 100

Più altro e il carico glicemico maggiore sarà il picco glicemico e verosimilmente la secrezione di insulina (non sempre)

A seconda delle dimensioni della porzione, infatti il carico glicemico di alimenti diversi può risultare simile nonostante l’indice glicemico degli stessi sia molto diverso.

Come calcolare l’indice glicemico di un pasto

Vediamo un esempio pratico:

  • 100 g di pane integrale contiene 45,4 g di carboidrati    (fmsi)                                 50 g di pane integrale  contiene 24,25 g di carboidrati

IG =51,83 (fmsi)

45,4 g x 51,83 /100=23,5                                                                                            22,75 g x 51,83/100= 11,79                                                                

  • 100 g di pane bianco 67 g di carboidrati (fmsi)                                                          50 g di pane bianco 33,5 g di carboidrati

IG=73 (fmsi)

67×73/100=48,9                                                                                                         33,5 x 73 /100 = 24,4

  • 100 g di carote crude contiene 7,6 g di carboidrati

IG= 100

7,6 x 100/100= 7,6

Mentre mangerai tranquillamente una carota, dovrai porre attenzione al tipo di pane,  una porzione intera di pane integrale equivale a  quella della metà del pane bianco.

Esiste un altro parametro, ancora non molto conosciuto, dovrà essere studiato con maggior approfondimento l’ INDICE INSULINICO ci dice come l’intero prodotto può variare l’insulina, e non più la glicemia. Non so ancora bene come questo concetto potrà aiutarci praticamente, continuerà a studiarlo e quando ci saranno delle news utili ve le riporterò.

 

Consigli preziosi che posso darvi

  • Scegli farine e cereali integrali   hanno più nutrienti rispetto a quelli raffinati e contengono carboidrati a basso indice glicemico. Fai attenzione all’etichetta, ultimamente ci sono delle vere e proprie truffe, specialmente sulle farine. Tra i cereali con IG più basso troviamo il farro monococco. Inoltre, prediligete i cereali integrali biologici, perchè tutti i pesticidi si accumulano nel tegumento esterno, che non esiste più nei raffinati, ma che invece è preziosamente custodito nel chicco integrale.
  • Varia i cereali, ne esistono moltissimi tipi, guardate questo video, eheh, non sono una cima a fare video, ma andate lo stesso a scoprire i diversi chicchi.
  • Prediligi una cottura più al dente, più si prolunga la cottura di un alimento ricco di amidi in acqua, più rapida è la digestione enzimatica dei carboidrati, e quindi più alto è il picco glicemico.
  • Fate attenzione alla cottura delle patate, le patate cotte al microonde hanno un IG di 117, se sono cotte al vapore l’IG è di 93, mentre l’IG di quelle lessate è pari a 77.
  • Scegli il riso basmati il cui indice glicemico è 53, oppure il riso paraboiled, gli altri hanno un indice glicemico più elevato.
  • Consuma i cereali insieme ad alimenti ricchi di fibre solubili e insolubili di verdura, legumi e frutta biologica con la buccia e alle proteine e ai grassi, io sono per il famoso piatto unico, eviterai l’innalzamento repentino della glicemia. Fagioli (IG 21-32), ceci (IG 22-34) e lenticchie (IG 42).
  • Limita i cibi troppo lavorati e molto zuccherati, infatti sono carboidrati con alto indice glicemico che forniscono una continua sensazione di fame e la famosa sonnolenza dopo il pranzo.  Il pane bianco fa salire più rapidamente il glucosio nel sangue rispetto a un gelato.
  • Aggiungi scorzetta e succo di limone o aceto balsamico ai tuoi piatti, alcuni studi indicano che contrastano alti indici glicemici.

Alla fine il succo del discorso è sempre lo stesso……

Bilancia i tuoi pasti inserendo cibi ad alto indice glicemico e cibi a basso IG, potrai fare delle tabelline con diverse combinazioni. Questo per sottolineare ancora una volta che è necessario fare delle scelte consapevoli con la testa, prima di mettere qualcosa nel piatto!  Certo, i professionisti del settore saranno perfetti in questo, ma il primo passo sta proprio nel capire che non tutti i cibi sono uguali, l’importante è bilanciare i diversi cibi così da rimanere in equilibrio di nutrienti e nel giusto carico glicemico.

 

Burger vegetali lenticchie quinoa tofu

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I Burger vegetali sono ormai diventati per me un ottimo salva pranzo o cena, sono quelli dell’ultimo minuto. E’ da qualche tempo che sperimento diversi tipi di burger, come ad esempio i buonissimi Burger di Edadame con fagioli di soia (con tre varianti), oppure le polpettine di ceci e rape rosse (con due varianti).

Spesso utilizzo la quinoa unita alle verdure tipo radicchio o peperoni, questa volta invece ho mescolato la quinoa con le lenticchie ed il tofu, così ho ottenuto una prodotto più proteico e più ricco.

Nella seconda variante ho fatto un mix aggiungendo anche un peperone rosso. Personalmente preferisco il secondo tipo, nel primo mancava un pizzico di acidità. Avevo provato ad inserire anche il gomasio con le erbe, ma questo tentativo è miseramente fallito.

Sono talmente comodi questi burger vegetali, che parecchi marchi commerciali li stanno proponendo già preparati, li potete trovare sia surgelati che nel banco frigo, ci sono perfino liofilizzati biologici. A volte li uso anch’io, non lo nego, è come il discorso delle barrette energetiche, ho le mie marche preferite. Attenzione comunque, scegliete quelli senza conservanti e senza molte aggiunte superflue; alcuni aggiungono pure lo zucchero, ecco quelli evitali, quindi dovrete per forza leggere le etichette! Quando ho voglia di ritagliarmi del tempo per la cucina, preparo una quantità elevata di tutto un pò, quindi congelo per le emergenze. Se proprio non ce la faccio,  passo al negozio! E’ valido anche il contrario.

Se li volete più pastosi aggiungeteci una patata, ma a mio avviso cambia il gusto e li rende troppo leganti. Quelli nella prima foto hanno anche il sesamo al loro interno, una variante da provare.

mix degli ingredienti

Ingredienti per i burger vegetali: quinoa, lenticchie, tofu e peperoni

  • 250 g di lenticchie (ho utilizzato quelle già pronte)
  • 100 g di quinoa mix bianca e rossa
  • mezzo panetto di tofu
  • 1 peperone cornetto rosso
  • sale
  • olio extravergine d’oliva

Procedimento

  1. Prepara la quinoa, quindi risciacqua molto bene, pesa e metti in acqua con il doppio del suo volume. Cuoci 15 minuti, aggiungi il sale alla fine della cottura, poi spegni il fuoco e copri con un coperchio per altri 10-15 minuti aspettando che si rigonfi.
  2. Nel frattempo, scola bene le lenticchie e risciacquale molto bene sotto l’acqua corrente
  3. cuoci per 5 minuti il peperone tagliato a julienne, con un goccio d’olio nella padella
  4. Poi, metti nel mixer la quinoa bella gonfia, le lenticchie, il tofu ed il peperone e fai andare finchè si crea una pasta
  5. prepara la leccarda del forno con un foglio di carta oleata sopra
  6. prendi un cucchiaio di pasta ed inizia a formare i tuoi burger vegetali con le mani
  7. metti sulla carta forno, spruzza un pò di olio sopra ad ognuno e inforna a 180 gradi statico, per 15 minuti.

 

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