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I carboidrati sono tutti uguali?

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 E’ vero che i carboidrati sono tutti uguali?

I carboidrati sono tutti uguali? Rispondo subito dicendo di no, è vero che chimicamente hanno una molecola simile e che esistono, sempre chimicamente, solo pochi tipi di molecole di zucchero,  ma a seconda di come si legano e di come si costruiscono le molecole più grandi troviamo carboidrati molto diversi tra loro.

I carboidrati, detti anche glucidi (dal greco “glucos” = dolce) sono sostanze formate da carbonio e acqua. I glucidi semplici, vengono comunemente chiamati zuccheri. Non pensiamo ai carboidrati solo come agli zuccheri semplici, di questi ve ne ho già parlato qui.

Andiamo a vedere perché non è vero che i carboidrati sono tutti uguali, partiamo dall’inizio.

Carboidrati semplici e carboidrati complessi

Gli zuccheri semplici subito assorbiti dalle cellule epiteliali che rivestono i villi intestinali, apportano 4Kcal x g e sono:

  • Monosaccaridi
  • Disaccaridi
  • Oligosaccaridi
  • Polisaccaridi

Monosaccaridi

I Monosaccaridi, sono gli unici in singola molecola: glucosio (o destrosio) fruttosio, galattosio, ribosio,

Il fruttosio passa dal lume intestinale alla cellula intestinale per un processo di diffusione facilitata, tramite il trasportatore GLUT5.

Mentre il glucosio necessita di un meccanismo detto di trasporto attivo che consuma energia. Inoltre, il fruttosio dall’enterocita passa alla vena porta che lo porta al fegato, qui viene metabolizzato in glucosio e poi in glicogeno.
Se le scorte di glicogeno sono piene viene smontato ed utilizzato per formare trigliceridi con conseguente innalzamento dei lipidi nel sangue o direttamente nel fegato; l’eccesso di trigliceridi viene captato dalle cellule che provvedono a depositare gli acidi grassi sotto forma di cuscinetti adiposi.

Se in eccesso crea anche resistenza insulinica, l’incapacità di abbassare la glicemia. Inoltre, se presente in eccesso, il fruttosio viene convertito in acido lattico o in altri metaboliti intermedi, si presenta anche accumulo di ADP e AMP che catabolizzati formano Acido urico.
Quindi utilizzare solo fruttosio non è proprio una buona abitudine.

Il glucosio è indispensabile per il mantenimento dell’integrità del tessuto nervoso (alcune zone del sistema nervoso centrale possono utilizzare solo glucosio per produrre energia). Indispensabile per normale metabolismo lipidico, senza il glucosio non si innesca il metabolismo dei grassi.

Il Ribosio, fa parte della struttura portante dell’RNA e dell’ATP. Dal ribosio deriva il deossiribosio il componente dei nucleotidi che formano il DNA.

Ci sono poi gli zuccheri semplici, che apportano circa metà calorie dei precedenti e  che non possono essere  assorbiti e saranno fermentati dalla flora batterica intestinale con liberazione di acidi grassi a catena corta, fornendo così un po’ di energia; non possono essere assunti in grande quantità perché fermentano nell’intestino e possono causare un effetto lassativo. Tipo: mannosio, lattulosio, xilosio. Esistono anche i cosidetti polialcoli, derivati da alcuni zuccheri semplici per azione di alcuni enzimi:  xilitolo, mannitolo sorbitolo.

Disaccaridi

I Disaccaridi, sono l’accoppiamento di due molecole come il saccarosio (lo troviamo nello zucchero da cucina), il maltosio (lo troviamo nel malto), il lattosio (lo troviamo nel latte). Questi devono essere prima idrolizzati e poi assorbiti, ma il loro assorbimento è comunque abbastanza rapido. Infatti possono considerarsi degli zuccheri semplici

Poi ci sono gli zuccheri complessi, la base di partenza sono gli stessi monosaccaridi che però si combinano a formare catene più o meno lunghe e ramificate.

Oligosaccaridi

Parliamo di Oligosaccaridi se le catene comprendono da  3 a 10 delle molecole precedenti.

Una nota importante sui piccoli oligosaccaridi, molto spesso dimenticata è che si ritrovano come molecole legate a lipidi o proteine, così da formare i cosiddetti glicoconiugati, che sono fondamentali per la loro funzione segnale e non solo, infatti spesso si trovano legati sulla superficie delle membrane cellulari; nei globuli rossi fanno la differenza tra i diversi gruppi sanguigni per esempio. Si ritrovano nella superficie della cellula uovo e queste catene zuccherine rendono possibile l’ancoraggio degli spermatozoi. Sono fondamentali nell’adesione dei leucociti ai margini della lesione di un vaso sanguigno. A livello epatico ad es. l’acido glucuronico, prodotto a partire dal glucosio, si combina con sostanze endogene ed esogene, come tossine chimiche e batteriche, rendendole atossiche, permettendone l’eliminazione.

Anche le MALTODESTRINE sono oligosaccaridi provenienti dalla digestione dell’amido.

Polisaccaridi

Parliamo di Polisaccaridi se le catene comprendono da 20 a 10 milioni di unità monosaccaridiche, che possono ritrovarsi anche ramificate.

Omopolisaccaridi che contengono ripetute unità di glucosio, come il glicogeno nell’uomo (amidi  e cellulosa nelle piante).

Eteropolisaccaridi fanno da supporto extracellulare qui troviamo i cosiddetti GAG: glicosaminoglicani ripetizioni lineari di disaccaridi con modificazione dei gruppi amminici, uniti a formare lunghe catene polisaccaridiche, come l’acido ialuronico e  la matrice cellulare quella che si trova nella cartilagine per esempio.

Il liquido sinoviale delle articolazioni contiene elevate quantità di acido ialuronico e perciò risulta essere viscoso e avente proprietà lubrificante.

Questo perché vorrei porre l’attenzione a chi mi dice che i carboidrati sono tutti uguali, in realtà gli zuccheri non hanno solo una funzione energetica, ma molte funzioni  ancor oggi sottovalutate e fondamentali.

Esistono anche dei polisaccaridi non assorbibili come la cosiddetta fibra (formata da cellulosa, emicellulosa, inulina, lignina, pectine ecc.) e un tipo di amido, detto amido resistente.

Certo frutta e verdura sono costituiti principalmente da zuccheri complessi.

Le conclusioni sui carboidrati semplici e complessi

Spero di aver risposto alla domanda iniziale i carboidrati sono tutti uguali?  Questa vecchia suddivisione di zuccheri semplici e complessi è per introdurre un discorso più pratico che riguarda il cosiddetto Indice Glicemico, perché questo può risultare utile parlando di dieta. Nel prossimo articolo cercherò di approfondire questo argomento.

Quel senso di gonfiore

Quante volte ho sentito la frase:” mi sento gonfia”. Questo senso di gonfiore addominale, è sempre più diffuso e colpisce soprattutto le donne durante la giornata, specie dopo il pranzo, ne avrete sicuramente sentito parlare anche voi.

Molte sono le cause che portano a questo disagio, ma le conseguenze spesso sono da ricercare all’interno del microbiota intestinale. Che parolona, per microbiota, detto anche “microflora normale”, si intende l’insieme dei microrganismi che vivono in pacifica coesistenza con il loro ospite umano. Andiamo a studiarlo più in profondità.

Che microorganismi albergano nel tratto gastrointestinale?

senso di gonfiore e microorganismi

 

Possono essere agenti patogeni facoltativi e specie simbionti non patogene, esiste un equilibrio tra loro che normalmente favorisce i non patogeni, quindi un equilibrio che risulta favorevole alla salute dell’ospite. Pensate ad una cittadina caotica, con gente che guida la macchina, gente che lavora, gente che chiacchiera, mi viene sempre in mente questo paragone quando penso al microbiota.

Il tratto gastrointestinale è l’organo più colonizzato dai microorganismi, la maggior parte dei batteri risiede nella parte inferiore dell’apparato digerente, specialmente nell’intestino crasso.

Ci sono tantissimi studi sul microbiota intestinale, quelli che riguardano la sua organizzazione, la sua composizione, i suoi ruoli fisiologici, ed è un argomento in continua evoluzione, in quanto molto complesso, magari qui potrai capire anche il tuo senso di gonfiore.

Il microbiota inizia ad organizzarsi già durante la nascita

Vi pensate che i microroganismi che abbiamo derivano direttamente da quelli che abbiamo ricevuto alla nascita?

I batteri del microbiota urogenitale e cutaneo materno e quelli provenienti dall’ambiente circostante, durante il parto, e immediatamente dopo, colonizzano rapidamente il tratto gastrointestinale del neonato.

Dopo questa prima fase il microbiota subisce una seconda trasformazione, presumibilmente influenzata dalle caratteristiche del regime alimentare, fino a che, all’età di circa 4 anni, risulta abbastanza stabilizzato nella sua composizione, assai simile a quella dell’adulto. Anche da piccolino sentivi un certo senso di gonfiore?

Qual è la funzione del micriobiota intestinale

Già Ippocrate (400 a.C.) affermava che “la morte risiede e origina nell’intestino”, a tutt’oggi è stato dimostrato che la flora batterica intestinale svolge un’azione benefica per l’organismo svolgendo un ruolo essenziale:

per lo svolgimento dei processi digestivi, infatti contribuisce alla fermentazione dei residui dietetici non digeribili e alla fermentazione dei mucopolisaccaridi endogeni prodotti dall’epitelio intestinale. Il prodotto finale metabolico è la generazione di acidi grassi a catena corta (SCFA) che esercitano un potente effetto trofico sull’epitelio intestinale. Riforniscono di energia e di prodotti nutritivi per la crescita e la proliferazione anche delle stesse specie batteriche. Questi batteri intestinali sono potenti coadiuvanti in quanto hanno geni codificanti-enzimi che le cellule dell’apparato digerente non hanno.

per i processi metabolici, infatti contribuisce alla  produzione di vitamine e contribuisce all’assorbimento del calcio, del magnesio e del ferro.

per la regolazione del sistema immunitario locale dell’organismo ospite. I batteri sono una prima linea di resistenza contro la colonizzazione da parte di microbi esogeni e dell’invasione dei tessuti da parte di agenti patogeni, combattono in diversi modi uno dei quali producendo le battericine.

Conseguenze di un alterato microbiota

Una dieta ricca di grassi e zuccheri semplici e povera di fibre modifica il microbiota intestinale diminuendo la diversificazione delle specie benefiche e aumentando le specie patogene. (Turnbaugh PJ et al., Sci Trasl Med 2009). Iniziate a capire il vostro senso di gonfiore?

La perdita di questa diversificazione, unita alla comparsa di squilibri tra le proporzioni dei ceppi batterici, può avere gravi conseguenze. Questa perdita di equilibrio viene chiamata disbiosi,  ed è associata a una vasta gamma di disturbi. Tra questi, diarrea, sindrome del colon irritabile (IBS) o malattia infiammatoria dell’intestino (IBD), tumore del colonretto e anche alcune patologie epatiche e allergie, nonché malattie collegate all’alimentazione come obesità ed il diabete di tipo 2.

Sembra che le composizioni alterate del microbiota intestinale abbiano effetti anche sul sistema nervoso centrale e che persino disturbi mentali come la depressione, l’ansia e l’autismo possano essere collegati alla disbiosi del microbiota intestinale.

Come possiamo mantenere intatto il nostro microbiota, senza più senso di gonfiore

Anche se la rottura di un equilibrio microbico può avere molte cause,  ad esempio infezioni da agenti patogeni o l’uso di antibiotici , il ruolo dell’alimentazione e dello stile di vita è cruciale. Dobbiamo fare attenzione a bilanciare i nutrienti della nostra dieta.

Una dieta bilanciata favorisce la formazione e la manutenzione di una comunità microbica ben composta, dove le diverse specie di batteri vivono in un sistema di “controllo e bilanciamento reciproco”. Quel senso di gonfiore potrebbe essere una conseguenza del mancato equilibrio?

Un modo per mantenere un equilibrio tra le specie di microorganismi, consigliato ormai da molti nutrizionisti, include l’utilizzo di prebiotici e probiotici, due elementi ampiamente studiati nel campo del microbiota intestinale.

I probiotici sono “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, (sufficiente per ottenere una temporanea colonizzazione dell’intestino da parte di un ceppo di probiotico di almeno 109 cellule vive, come detto dal Ministero della Salute, nelle linee guida del 2011) apportano un beneficio alla salute dell’ospite”.

Il concetto di probiotico nasce quando, nel 1908, un biologo russo, propose la tesi che ,la longevità di quei pastori bulgari e caucasici che arrivavano fino a cento anni, dipendesse dal consumo massiccio di yogurt. Questa affermazione attirò l’attenzione della comunità scientifica internazionale sui batteri presenti nello yogurt, i cosiddetti fermenti lattici e da lì iniziarono una serie di studi scientifici.

I probiotici esercitano un effetto di regolazione sulla barriera epiteliale in modi diversi:

Inibizione di microrganismi patogeni

Riduzione del pH intraluminale

Secrezione di batteriocine

Competizione per loci di adesione epiteliale

Miglioramento della barriera epiteliale e mucosa: impediscono una colonizzazione nociva

Stabilizzazione delle tight junctions: riduce la permeabilità epiteliale

Stimolazione della secrezione di mucine

Aumento della sintesi e secrezione di IgAs: aumentando la proliferazione di linfociti B

Aumento della produzione di SCFA

Controllo dei meccanismi di omeostasi cellulare

Aumento della sintesi di citochine antinfiammatorie

Riduzione della sintesi di citochine pro infiammatorie

Down-regulation dell’apoptosi cellulare (un’apoptosi incontrollata può determinare danno tissutale indotto da sostanze tossiche rilasciate da un eccesso di cellule in degenerazione).

Nel complesso, gli studi indicano che  l’incremento nel microbiota intestinale di alcune specie batteriche considerate “favorevoli” alla salute dell’organismo, quali Bifidobacterium e Lactobacilus, è correlato con una riduzione dell’incidenza e severità di una serie di disordini a carico del tratto gastrointestinale inferiore. Comunque, la somministrazione di specie probiotiche non porta il medesimo effetto in patologie diverse e in differenti fasce di età. È necessario fare attenzione alla scelta e ai dosaggi adeguati rivolgendosi al proprio medico e presentando il proprio sensi di gonfiore.

Gli altri prodotti, anche se meno importanti, sono i prebiotici, componenti non digeribili della dieta che servono per alimentare alcuni batteri benefici, promuovendone così la crescita. Un esempio di prebiotico è l’inulina, che si trova nella cicoria e nei carciofi.

Attenzione però, a non passare da una dieta prevalentemente ricca di carboidrati e proteine ad una ricca di carboidrati complessi, frutta, verdura, perchè il nostro microbiota è sottoposto ad un lavoro eccessivo e non abituale, quindi potrebbe far fatica. Ecco perchè i cambiamenti non devono essere repentini, ma sempre graduali.

 Come valutare lo stato del proprio microbiota intestinale per capire il vostro senso di gonfiore

Le nuove tecnologie hanno permesso di identificare una sorta di “impronta digitale batterica” legata a determinate patologie che potrebbe rivelarsi un potente e non invasivo strumento diagnostico permettendo lo sviluppo di una terapia specifica.

La coprocultura, un esame utile a verificare una ridotta biodiversità batterica, può rivelarsi uno strumento diagnostico utile per effettuare una diagnosi precoce di alcune patologie, permettendo di adottare misure preventive.

Un esame al microscopio ottico degli eritrociti, può dare, ad un attento e preparato osservatore, un quadro abbastanza completo dello stato del vostro intestino. Test poco costoso, ma non diffuso e poco conosciuto.

 

Autunno e difese immunitarie

autunno

Autunno e difese immunitarie sono un allerta difficilmente separabile per la maggior parte delle persone

Spesso pensiamo all’autunno come a quella stagione intermedia che serve per depurarci, per disintossicarci, per preparare le difese immunitarie all’inverno, insomma una stagione di assestamento. Io adoro l’autunno, le sue sfumature, i suoi deliziosi profumi, la voglia di iniziare qualcosa di nuovo.. Non la vivo come una stagione di assestamento, in questo periodo arrivano sempre nuove idee ed allora parto a pieno ritmo!

Come risolvere l’enigma autunno e difese immunitarie?

Il nostro organismo dev’essere sempre pronto per affrontare qualsiasi stagione; se vogliamo attraversare bene quest’inverno avremmo dovuto pensarci già l’inverno scorso e non quest’autunno. Necessariamente ogni giorno dobbiamo pensare che oggi sarà la causa dei nostri giorni futuri. Quindi, comportiamoci bene, mangiamo sano, dormiamo il giusto, divertiamoci, sorridiamo, beviamo tanta acqua, facciamo esercizio fisico, facciamo il nostro lavoro con passione, amiamo la nostra famiglia.

Analizziamo i quattro passi basici per non pensare al connubio autunno e difese immunitarie:

Bevi tanta acqua: gli scienziati  aumentano sempre più la quantità giornaliera di acqua da bere. E’ ormai assodato che sia necessario bere almeno 2 litri di acqua, vi assicuro che le vostre cellule non annegheranno. Perchè è così importante, potrei lanciarvi delle informazioni che già sapete, quindi che il nostro corpo è formato per la maggior parte di acqua, che i nutrienti arrivano alla cellula grazie all’acqua, che le reazioni metaboliche hanno bisogno di acqua, nel nostro cervello si trova acqua e così via, ma non servirebbe. Allora provo a dirvi che le cellule del sangue, quando non bevete a sufficienza, cambiano visivamente, gli eritrociti non hanno più una membrana disponibile per gli scambi, in molti casi rimangono tutti appiccicati o addirittura cambiano la loro forma. Sicuramente un primo passo che non vi fa stare bene. L’acqua va bevuta durante tutta la giornata, dalla mattina alla sera, preparatevi le bottigliette da mezzo litro, con dell’acqua buona (avrò modo di spiegarvi che cosa significa) e scriveteci il vostro nome, così non ve la dimenticherete. “Non posso bere molto perchè poi devo andare sempre in bagno” ………non è valida questa sentenza per il tuo corpo, il tuo datore di lavoro non ti metterà una tassa sulle tue entrate in bagno e sarà contento perchè ti vedrà meglio. Man mano che il corpo si abituerà, tutto si assesterà.

Mangia sano:

seguendo il proprio fabbisogno calorico;

considerando la giusta proporzione nel piatto tra carboidrati complessi, proteine, grassi, fibre, chiaro che non è sufficiente un pasto completo solo a cena;

iniziando la giornata con un’abbondante colazione bilanciata e ricca in nutrienti, non solo di zuccheri,

pensando alle 5 porzioni di frutta e verdura al giorno; mangia frutta e verdura di stagione perchè contengono i giusti nutrienti che ti servono per la stagione che stai affrontando.

pensando alla qualità dei cibi che acquistiamo,

organizzando degli spuntini sani pensati con largo anticipo

Non tagliare i tuoi pasti perchè sei perennemente a dieta, non farai altro che aumentare le tue carenze nutrizionali, avrai più fame e sentirai ancor più la voglia di mangiare.

Fai esercizio fisico: se non sei abituato, inizia a camminare; così ho fatto io dopo anni di completa inattività, infatti lo consiglio da un bel pò di tempo. Piano piano, sono passata dalla camminata alla corsa nel mio ritmo lento e ringrazio l’attività degli Evolution nella mia città per questo, e dopo 1 anno di distanza ho già avuto delle grandi soddisfazioni che riempiono lo spirito. Oppure iscriviti ad un corso di pilates e  per i più esigenti provate uno di questi corsi yeah di Zumba, dove scatenarvi al massimo.

Integra la tua alimentazione: siamo sempre presi da mille impegni e anche se abbiamo molti buoni propositi spesso non ce la facciamo ad organizzarci per avere dei pasti che seguono le regole di base, allora che si fa mandiamo a monte tutti i nostri piani?? Certo che no, gli integratori servono proprio per questo. Per sopperire alle mancanze, ed è per questo che dobbiamo conoscere che cosa abbiamo mangiato e che cosa non abbiamo mangiato per sapere dove siamo più carenti. Il mio consiglio è di utilizzare degli integratori che da molti anni si trovano nel mercato e che hanno alle spalle un’azienda che si occupa in primis del benessere della persona. Se fai fatica a mangiare regolare e sano inserisci degliintegratori vitamini , se mangi poco pesce azzurro non allevato oppure non mangi delle buone fonti vegetali sarai carente di acidi grasi buoni, chiedimi maggiori informazioni se sei interessato.

Questa frase di  Walter Scott mi sembra perfetta: “A meno che un albero abbia mostrato i suoi fiori in primavera, sarà invano cercare i suoi frutti in autunno”

Giocando in anticipo non ci sarà più la necessità di pensare ad autunno e difese immunitarie.

Rapa o barbabietola?

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Rapa o barbabietola? Quale preferite?

Vista la mia esperienza diretta direi che molti non sanno la differenza tra rapa e barbabietola, eppure questi ortaggi erano utilizzati moltissimo dai nostri bisnonni, quindi mi sembra doveroso dedicarci un pò di tempo e fare un pò di chiarezza.

1) Nel Veneto la rapa si trova spesso nei banchi dei fruttivendoli o al supermercato. Ha una forma subconica a cuore o sferica appiattita, anche se può presentarsi tonda e ovale. Era la protagonista nella tavola della tradizione culinaria per la semplicità della coltivazione e per la sua resistenza, infatti si conservava fino al raccolto successivo, permettendo di farne una scorta per i periodi di carestia.

La rapa è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Crucifere, (Brassica rapa subsp. rapa), ebbene sì, la stessa dei broccoli e del cavolfiore, dei cavolini di Bruxelles, della verza, dei broccoli, della senape, della rucola, dell ravanello, del rafano, ecc). Ben noto è l’utilizzo delle foglie e delle inflorescenze che sono le famose cime di rapa; la radice, oggi poco utilizzata in cucina, si presenta ingrossata, di colore rosa, bianco e sfumata di viola. La sua polpa è bianca o giallognola, leggermente spugnosa, di gusto lievemente dolciastro e a volte con una nota piccante, con striature rossastre tendenti al fucsia che scompaiono dopo la cottura.  Apro qui una parentesi per anticiparvi che esistono anche degli altri vegetali con nomi simile alla rapa, come il sedano rapa e il cavolo rapa, con caratteristici sapori.

Si consuma soprattutto in inverno.  Innumerevoli sono le varietà di rapa: Brassica rapa L. subsp. rapa (o rapa comune, coltivata per la radice); Brassica rapa L. subsp. sylvestris (conosciuta comunemente come cima di rapa); Brassica rapa L. subsp. campestris (conosciuta come ravizzone).

Si può utilizzare in molti modi in cucina, (28 Kcal ogni 100 gr di polpa, pure ipocalorica) cruda nell’insalata russa a forma di cubetti oppure per arricchire le insalate, previa cottura sia semplicemente lessata e condita con olio o burro, che gratinata in forno; in Lombardia si cucina per preparare minestre o piatti di riso. In altre regioni dell’Italia settentrionale la rapa è utilizzata anche per arricchire alcuni insaccati.

PROPRIETA’ DELLA RAPA

Le rape sono alimenti ricchi di:

Acqua! Ogni rapa è composta dall’91% di acqua! Ottima soluzione quindi per contrastare la ritenzione idrica

Vitamine, in particolare di vitamina A, vitamina C, vitamine del gruppo B e Acido Folico. In particolare, per quanto riguarda la vitamina C pare che ne contengano molto più che le arance.

Sali minerali come fosforo, calcio (le crucifere ne sono la principale fonte di origine vegetale), ferro utile nell’anemia e potassio utile nel controllo della pressione sanguigna.

Clorofilla con azione antiossidante e di fibre utili a livello intestinale nelle infiammazioni

Fitonutrienti particolari, come i composti fenolici denominati tiocianati che contengono zolfo a cui viene attribuita una profonda azione detossificante

Flavonoidi, tra i quali la quercitina con azione antiossidante Questi composti hanno un ruolo importante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Studi riportano anche un importante ruolo nella lotta contro il cancro.

Gefarnato che ha un’azione antinfiammatoria; utile a rinforzare la mucosa dello stomaco e a proteggerla dagli acidi;

Anche in questo caso non vanno consumate in eccesso e ininterrottamente per lunghi periodi perchè possono rallentare il metabolismo giacché inibiscono la secrezione dell’ormone tiroideo tiroxina e si legano allo iodio rendendolo meno disponibile. Possono, inoltre, aumentare i gonfiori addominali e portare  a flatulenza nei soggetti predisposti. E’ controindicata in soggetti con problemi cardiaci e/o renali a causa del grande carico elettrolitico.

2) Quando vedete una rapa di colore rosso sappiate che si tratta di rapa rossa, la famosa barbabietola, che è tutta un’altra pianta rispetto alla precedente.

Si tratta, infatti, di una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae ed al genere Beta Vulgaris, varietà rapa Rubra. Esistono tante varietà diverse: da foraggio, da orto e da zucchero. La sua radice si trova a forma tondeggiante, oppure, a forma allungata.
La radice della barbabietola presenta una pellicola rossa; pure le foglie ed i piccioli sono dipinti dallo stesso color rubino. Le foglie presentano una particolare forma a cuore, mentre i fiori presentano 5 petali e sono riuniti in spighe. La polpa della suddetta barbabietola è completamente vermiglia e dolciastra al palato, spesso venduta già pulita e cotta, pronta al consumo e conservata sottovuoto in confezioni trasparenti che ben fanno vedere la tinta. Una varietà che si trova qui vicino a me è la “quarantina di Chioggia”, molto bella da vedere nel suo interno, con cerchi concentrici alternati rossastri e bianchi, spesso confusa con una rapa.

La rapa rossa fiorisce nei mesi caldi, in particolare da luglio a settembre. La sua colorazione particolare è dovuta al pigmento naturale chiamato betanina.

Anche questa si può utilizzare in molti modi in cucina, anche se spesso ce la dimentichiamo (43 Kcal ogni 100 gr di polpa).

Io le utilizzo per preparare un risottino speciale, oppure un’insalata bizzarra, si possono lessare e condire con olio e limone, oppure saltate in padella o abbrustolitele al forno! Si possono preparare ottimi centrifugati con rape, mela e limone; le utilizzo anche per ottenere una cremina da mangiare con altri ortaggi; presto arriveranno le ricette sul blog!

PROPRIETA’ DELLA BARBABIETOLA

Acqua!  è composta dall’90% di acqua! Ottima soluzione quindi per contrastare la ritenzione idrica

Fibre solubili e insolubili, utili all’intestino, a tenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue e il colesterolo.

Sali minerali come ferro, sodio, potassio, calcio, magnesio e iodio. La barbabietola è indicata quindi in tutti i casi in cui ci sia esigenza di remineralizzare l’organismo.

Vitamina C, Vitamine del gruppo B utili a rafforzare il sistema immunitario, il sistema digestivo e ad attivare il metabolismo cellulare; Tra le vitamine del gruppo B spicca l’acido folico, essenziali non solo durante la gravidanza, dato che concorrono alla produzione dei globuli bianchi e rossi e del materiale genetico. Contiene betaina (un precursore di una Vitamina del gruppo B) che svolge un ruolo importante soprattutto nel processo di detossificazione dell’omocisteina (potente ossidante e generatore di radicali liberi), che, com’è noto, è una delle cause principali delle malattie cardiache e vascolari.

Antocianosidi, ovvero antiossidanti.

Presenta proprietà diuretiche

Le controindicazioni riguardano chi soffre di gastrite, poiché, questo ortaggio stimola la produzione di succhi gastrici; inoltre, contiene zuccheri, per cui chi soffre di diabete dovrebbe valutare l’opportunità di mangiare la barbabietola cruda, piuttosto di cotta. Attenzione anche alla presenza di calcio, per chi ha problemi di calcoli renali.

Bacche di Goji: mito o realtà?

bacche di Goji tibetane

Tempo fa un amica, conoscendo la mia vicinanza al mondo del benessere, mi ha regalato un libricino dal titolo: Bacche di Goji Tibetano. Negli ultimi anni se ne fa un gran parlare, tanto da spingere a pensare ad una di quelle mode passeggere, quindi facciamo chiarezza sulle Bacche di Goji: mito o realtà?

In realtà, quando si parla di Cibi Superfoods non ci sono mode che tengano. Sono utilizzati da alcune popolazione da millenni, mentre noi europei non ne conoscevamo nemmeno i nomi, quindi non è una questione di moda, solamente di nuove informazioni che provengono da terre lontane. La natura li ha donati a loro per la sopravvivenza, infatti le piante di questi superfoods si trovavano originariamente in territori ostili alla vita dell’uomo. Oggi, a causa del nostro stile di vita, delle nostre terre super sfruttate, dei cibi molto raffinati, ne abbiamo bisogno anche noi!

In questo libricino suddividono i superfoods in due categorie

1) I superfoods energetici, quelli stimolanti come il Maca, il cacao crudo, il Guaranà

2) I superfoods di lunga vita come le bacche di Goji, io aggiungo qui: le bacche di Acai, i semi di Chia, i semi di lino e canapa, la quinoa, le more di gelso, i mirtilli.

Perchè chiamarli superfoods?

Proprio per l’altissima concentrazione di principi nutritivi che:

rinforzano il sistema immunitario, che ci protegge dagli attacchi esterni

nutrono organi e apparati

depurano e alcalinizzano il corpo

proteggono le cellule dallo stress ossidativo, ovvero dai radicali liberi

forniscono molti minerali, vitamine, aminoacidi, acidi grassi essenziali

fanno aumenatre il senso di sazietà, quindi sono amici della linea

sono ricchi di enzimi, che regolano tutte le funzioni vitali del nostro corpo

aumentano i livelli di serotonina, il neurotrasmettitore del benessere, che contrasta la depressione

aumentano la nostra energia vitale

I primi documenti che parlano di Bacche di Goji risalgono al 2600 a.C.; molteplici sono le leggende attorno a queste bacche. Una di queste è che il prof. Li Qing Yuen, morto nel 1933, sia vissuto per quasi 200 anni, anche grazie ad una zuppa di bacche di Goji al giorno.

La pianta che produce queste bacche si chiama Lycium ed appartiene alla famiglia delle Solanacee, quindi attenzione se siete allergici alle melanzane non le potete mangiare. Diverse sono le varietà coltivate, ma non tutte hanno le stesse proprietà. Le Bacche di Goji americane, le bacche di Goji dello Zhongning, zona della Cina attraversata dal fiume Giallo, le bacche di Goji del Quinghai, regione autonoma del Tibet, che si estende a 3000 m di altitudine, che sembrano quelle con maggior quantità organolettiche, in virtù di questa zona incontaminata che riceve l’acqua ricca di nutrienti dell’ Himalaya e di lunghe esposizioni al sole.

Quest’arbusto si sviluppa come una vite che può raggiungere anche i 3 metri di altezza. I frutti sono delle piccole bacche di color rosso che vengono raccolte alla fine dell’estate ed essiccate finchè la buccia risulta dura mentre la polpa mantiene la sua morbidezza.

Cosa contengono queste bacche per essere così speciali?

Vitamine antiossidanti C ed E;

Vitamime del gruppo B: tiamina, riboflavina, acido afolico, cobalamina che convertono i carboidrati in glucosio; favoriscono il metabolismo di grassi e proteine; aiutano a mantenere il tono muscolare, anche quello del tratto gastrointestinale; hanno un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema nervoso

Sali minerali, che si trovano nel corpo in forma dissociata, lo IONE, che possiede una carica elettrostatica e oligoelementi; indispensabili per far funzionare gli enzimi, alcuni trasportano le sostanze nutritive: Fosforo, Calcio, Potassio, Magnesio, Rame, Cromo. Ferro, Molibdeno, Zinco, Manganese, Selenio, Germanio;

Enzimi: i catalizzatori delle reazioni metaboliche, senza non potremmo digerire e assorbire il cibo, non potremmo respirare, il nostro corpo non riuscirebbe a compiere nessuna funzione

Aminoacidi, ne contengono 19, compresi gli 8 aa essenziali;

Flavonoidi: fitonutrienti che servono alla pianta per proteggersi dalle radiazioni UV, e che nel nostro corpo funzionano da antiossidanti, quelli che si trovano anche nei frutti di bosco

Carotenoidi: beta carotene, luteina, zeoxantina; diminuiscono il rischio di sviluppare degenerazione maculare, proteggono le cellule della retina

Polisaccaridi: la cui funzioni le ho riportate più in basso (Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/polisaccaridi.htm), ce ne sono 4 che non sono mai stati trovati in altre piante

  • FUNZIONE ENERGETICA: rappresentano la fonte principale di energia a rapida utilizzazione e a basso costo.
  • FUNZIONE PLASTICA: sono costituenti degli acidi nucleici, coenzimi nucleotidici, glicolipidi, glicoproteine, strutture di sostegno e di protezione.
  • FUNZIONE REGOLATRICE del metabolismo in quanto determinano un risparmio nell’uso di proteine per scopi energetici.
  • FUNZIONE ANTICHETOGENICA: in caso di carenza glucidica si ha formazione di corpi chetonici ed acidosi metabolica.

 Basso indice glicemico

Quindi Bacche di Goji: mito o realtà? Quali sono i benefici principali dell Bacche di Goji?

Pensate a quanti principi nutritivi possiede, potrei dirvi che aiutano la salute degli occhi, riportare lo studio sugli animali diabetici e la riduzione del tasso glicemico dopo due settimane dal consumo di bacche, ma preferisco rispondere al messaggio bacche di Goji: mito o realta, elencando tutto ciò che racchiudono e concentrarmi quindi sulla loro funzione generale…. una manciata di bacche al giorno per vivere più a lungo.

Fermare l’invecchiamento è un desiderio irrealizzabile, ma chi di voi vorrebbe almeno rallentare il suo processo?

Come scegliere le Bacche di Goji?

le migliori sono le bacche tibetane del Quinghai, attenzione che siano biologiche, perchè spesso sono piene di pesticidi e diossido di zolfo.

io le preferisco morbide, non troppo secche e che non si attacchino una sull’altra

sto alla larga da quelle troppo piccole

di colore rosso intenso e non opache, ma non troppo brillanti

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Come si utilizzano in cucina?
  • Io le adoro insieme alla frutta secca
  • Insieme alla granella di cacao crudo e l’alchechengi essicato
  • Insieme alla frutta a pezzettoni o nelle insalate dove il loro gusto fanno da contrasto con gli ingredienti più aciduli
  • Nello shake con la bevanda di soia alla vaniglia e la polvere proteica alla vaniglia
  • Da questo libricino ho testato il Tè di Goji, preparato con

1 cucchiaio di bacche ben risciacquate sotto l’acqua corrente e poi scolate con un colino e acqua calda

a parte prepara l’acqua calda che poi verserai in una tazza dove avrai adagiato le bacche

lascia in infusione per 2-3 minuti, filtra e goditi il tuo tè mangiando poi anche le bacche

Per conoscere altre interessanti ricette, rimanete sintonizzati!

Proteine dove le troviamo?

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Oggi si fa un gran parlare dell’importanza delle proteine

Quando paragono persone di una certa età, noto da sempre che alcune sono più in forma di altre, sono maggiormente toniche, sono zeppe di energia e credo che uno dei motivi di questa differenza stia anche nella quantità e qualità delle proteine che mangiano quotidianamente. Oggi quindi vi parlo di proteine dove le troviamo.

Le proteine sono delle macromolecole costituite da catene più o meno complesse, di 21 aminoacidi (aa). Considerate gli aa come dei vagoni colorati in diversi modi, i treni colorati cosituiti dall’ insieme di vagoni, sono, quindi, le proteine. Quello che dovete sapere è che le proteine introdotte con la dieta, sono suddivise durante il processo digestivo nei diversi aa, che vengono riutilizzati nelle nostre cellule, insieme a quelli sintetizzati dalle cellule stesse, grazie ad un ingegnoso meccanismo che riforma nuove catene proteiche, ovvero nuovi trenini. Alcuni aa sono detti essenziali (AAE), perchè possono provenire sono dal cibo, quindi dobbiamo mettere attenzione alle nostre scelte.

Le proteine hanno molti ruoli importanti nel nostro organismo: gli anticorpi sono fatti di proteine, i cancelli che trasportano le molecole dentro alle cellule sono proteine, tutti gli enzimi indispensabili per le reazioni metaboliche sono proteine, i componenti principali della cellula del muscolo sono proteine, gli ormoni e i neurotrasmettitori sono proteine, le proteine sono utilizzate anche in un processo per produrre energia quando i carboidrati non sono sufficienti.

Potrei affiancare ai prodotti anche la quantità in grammi di proteine, ma poi mi chiedo è più importante la quantità di proteine nei cibi o quanto il nostro intestino riesce ad assimilarne? Visto che la quantità di proteine varia se consideriamo il prodotto secco, in scatola, cotto a noi interessa di più quante proteine riusciamo ad assimilare. Questo dato non è così semplice da trovare e soggettivamente molto variabile, quindi l’ho voluto escludere a priori pensando al  mio motto per eccellenza, l’importante è variare il più possibile e non concentrarsi sempre sulle stesse categorie di alimenti.

PROTEINE DOVE LE TROVIAMO NEL MONDO VEGETALE? 

Vediamo degli esempi specifici dove troviamo le proteine vegetali e ricordiamoli quando andiamo a fare la spesa

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1) LEGUMI E CEREALI

Le loro proteine mancano di alcuni aminoacidi essenziali, quindi non sono complete e hanno un ridotto valore biologico (tranne la soia le cui proteine hanno un  profilo aminoacidico completo). La soluzione consiste nel mescolare tra loro più fonti vegetali, ad esempio lenticchie e riso o mais e fagioli, oppure consumarle contemporaneamente a quelle di origine animale.

Soia: è un vegetale molto nutriente, contiene la maggior parte degli aminoacidi essenziali. La troviamo nel latte di soia (attenzione alle diverse aggiunte), nei germogli di soia, nei fagioli di soia

– Tofu: si ottiene dalla cagliatura del latte di soia e dalla sua pressatura in blocchi. Si può preparare anche in casa in modo simile al formaggio,ecco spesso  viene indicato come “formaggio vegetale“.

– Tempeh: è un derivato della soia; i germogli di soia sono ammorbiditi prima in acqua e in seguito parzialmente cotti e fermentati grazie alle spore di  un fungo. Questo processo fa si che i germogli di soia formino una sorta d’impasto bianco, dalla consistenza compatta e dal sapore di noci e funghi.

– L’okara è un sottoprodotto del tofu: è l’insieme di fibre, proteine e amido che rimangono una volta che il latte di soia è stato estratto dalle fave di soia gialla bollite e filtrate.

– Il miso è un condimento derivato dai semi della soia gialla, di origine giapponese, cui spesso vengono aggiunti cereali come orzo (Mugi Miso) o riso (Kome Miso), segale, grano saraceno o miglio. Il miso di sola soia è detto Hacho Miso

– Fave

– Fagioli: cannellini, bianchi di Spagna, borlotti, con l’occhio, monachelle, neri, rossi, atzuchi, mung,di Pigna, di Controne e tantissime altre varietà locali.

– Lenticchie, pensando a quelle italiane: le decorticate arancioni, le lenticchie più piccole d’Italia, quelle di Ustica; la Loenforte più pregiata lenticchia nera d’Italia; la Villalba di colore verde e di grosse dimensioni; le lenticchie verdi-marroncine di Castelluccio; la Colfiorito di colore verdastro dell’altopiano umbro; le nere e luccicanti Beluga

– Piselli

– Ceci

– Lupini

– Fagiolini

–  Cereali integrali

– Pseudocereali, soprattutto quinoa

– Crusca di frumento

– Seitan: preparato utilizzando una farina di frumento forte tipo manitoba, è un insieme di glutine e aromi. Sconsiglio di utilizzarlo spesso nella vostra dieta a causa dell’alto contenuto di glutine e di avvicinarsi lentamente a chi non è abituato ad un regime vegetariano.

Muscolo di grano:  è un prodotto a base di farina di frumento arricchita con farina di legumi, olio ed aromi vari, è un insieme di glutine, legumi e aromi. Sconsiglio di utilizzarlo spesso nella vostra dieta a causa dell’alto contenuto di glutine e di avvicinarsi lentamente a chi non è abituato ad un regime vegetariano.

– Frutta secca: mandorle, pinoli, arachidi

– Semi oleosi: canapa, sesamo, girasole, lino, zucca, chia

– Alghe: spirulina

2)  FRUTTA E VERDURA, molti parlano di presenza di aminoacidi anche in queste categorie alimentari, dato che approfondirò scientificamente.

3) Sane proteine vegetali si trovano anche in alcuni Integratori alimentari, ti permettono di personalizzare la tua assunzione giornaliera di proteine ed abbinarla al tuo fabbisogno quotidiano,. Questi prodotti nutrizionali non solo ti aiutano a costruire o mantenere la tua massa muscolare, ma forniscono supporto al controllo del peso. Da anni utilizzo e propongo le proteine commercializzate da Herbalife, mi fido di quest’azienda che da anni si trova saldamente nel mercato e che ho potuto constatare da vicino nella loro filiera di controlli. Il contenuto di questi integratori è assimilabile per più del 90%.  Le proteine sono diverse a seconda se si tratta della linea di prodotti per lo sport o meno, principalmente sono quelle della soia che forniscono amminoacidi all’organismo in un lungo lasso di tempo, o le proteine del siero del latte a rilascio più rapido.

Frullato di Formula 1 (con 250ml di latte parzialmente scremato): una porzione = 18 grammi

Barrette alle proteine: una barretta (circa 40gr) = 10 grammi

Formula 3 Integratore Proteico: un cucchiaio da tavola = 5 grammi

Noccioline di soia: una porzione= 9 grammi

Zuppa al pomodoro: una porzione= 7 grammi

PROTEINE DOVE LE TROVIAMO NEL MONDO ANIMALE?

CARNE ROSSA, CARNE BIANCA, PESCE, UOVA, FORMAGGI, LATTE E DERIVATI

Vista la lunghezza dell’articolo vi rimando al prossimo per conoscere le fonti dove troviamo le proteine animali

Non voglio iniziare una discussione tra il mondo vegetale ed il mondo animale, questa è diventata ormai una scelta personale, chi per questione etiche, chi per questioni più salutari. La mia scelta sta nel mezzo 50% di provenienza vegetale e 50% animale, da qualche tempo anche 60% verso 40% in realtà! Ho assoluta fiducia di Luigi, nel suo negozio acquisto la carne, perchè da sempre è molto attento allo stile di vita e alla provenienza degli animali.

QUANTE NE DOBBIAMO MANGIARE?

Se non assumiamo abbastanza proteine, il corpo le sottrae ai muscoli e agli altri organi danneggiandoli. Una deficienza di proteine può causare la perdita della massa muscolare e potrebbe danneggiare anche importanti funzioni corporee.

Ognuno di noi ha un fabbisogno proteico giornaliero diverso che può andare da 0,75 gr a 2gr per Kg a seconda se una persona sia sedentaria, attiva o super-attiva. I nutrizionisti dell’UCLA parlano del 30% del fabbisogno energetico giornaliero!

Diversifichiamo ogni giorno e durante tutto l’arco della giornata le nostre fonte di proteine, e chiediamoci

dove troviamo le proteine nella nostra dispensa?

L’organizzazione dei tuoi pasti: il piano settimanale

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Il piano settimanale

Siamo sempre di corsa, ecco perchè oggi è molto importante organizzare i nostri pasti per non ritrovarci ad aprire il frigorifero e mangiare quello che ci capita davanti!

Viviamo in una società che ci fa andare ad una velocità supersonica, abbiamo sempre mille cose da fare e mettiamo all’ultimo posto le domande tipo: che cosa mangiamo questa settimana? che cosa mangiamo oggi?  Scegliamo di prenderci dei minuti preziosi per noi stessi, fare attività fisica va benissimo, ma dedichiamo del tempo anche ai fornelli.

Controllate i carrelli delle persone vicine a voi quando siete alla cassa del supermercato e vi renderete conto subito che nessuno pensa al proprio piano settimanale! Quando andiamo al supermercato di solito arraffiamo quello che conosciamo e che forse potrebbe servirci per preparare un pasto.

Vi siete mai chiesti chi vi ha insegnato come mangiare? Semplice, nella maggior parte dei casi, le persone che cucinavano per voi quando eravate piccoli! Io sono stata fortunata, perchè la mia mamma era una brava cuoca e aveva tempo, così ogni giorno mi presentava un primo, un secondo, un contorno e la frutta, senza elaborazioni, in quantità ridotta per ogni portata e sempre diversa! Perfetto direi. Tutto è cambiato, dalla materia prima, ai gusti, al tempo a disposizione. Oggi dalla mia esperienza è comune mangiare una portata di pasta a pranzo e una portata di carne alla sera, o ancora si mangia quando si ha tempo e si saltano addirittura i pasti, questo porterà ad avere delle carenze durante tutta la giornata, perchè il corpo ha bisogno di tutti i nutrienti in ogni istante. I pasti devono essere 5: COLAZIONE, SPUNTINO, PRANZO, SPUNTINO, CENA e tutti equilibrati in micro e macronutrienti.

E allora, come si fa??

Vi lancio un trucchetto, lo dico spesso chissà che qualcuno inizi a farlo veramente! Uno dei modi è semplicemente quello di

fermarsi un attimo in qualsiasi momento della giornata,

prendere un foglietto ed una penna,

annotarsi quello che si vorrebbe mangiare, durante la settimana considerando che il 40% del piatto deve essere coperto da carboidrati complessi, il 30%  da grassi buoni, l’altro 30% da proteine (metà animali e metà vegetali). Questo è quello che ho deciso di seguire io e proviene dagli specialisti dell’UCLA, Università della California, ma a questo riguardo ci sono differenti teorie. Potete  anche decidere di utilizzare la piramide alimentare http://www.energiabenessere.com/piramide-alimentare/ che vi dice le proporzioni dei diversi cibi.

Da qualche parte si dovrà pure iniziare! Se vuoi un piano alimentare classico fammi sapere, a seconda del tuo stile di vita, del tuo metabolismo e non di molto altro ti aiuterò a compilarne qualcuno.

Questa è la parte più difficile, ma come faccio?

Vi posso dire la mia esperienza, mi sono trovata anch’io un pò spiazzata, quando anni fa ho iniziato questa strategia non sapevo proprio come muovermi.

  • Ho annotato gli ingredienti principali, li troverete nella piramide alimentare:

 

frutta e verdura di stagione; da qui arriveranno parte dei carboidrati complessi, fitonutrienti, micronutrienti, fibre, ma non solo

legumi e cereali; da qui l’altra parte dei carboidrati complessi, fibre, micronutrienti, ma non solo

carne e pesce e legumi; da qui arriveranno parte delle proteine, ma non solo

avocado, olio d’oliva e altri tipi di olio, semi oleosi; da qui arriveranno parte dei grassi, ma non solo

  • Sono andata in cerca delle ricette che li contenevano, oppure me le sono inventate o modificate. Certamente non saranno state perfette nelle proporzioni, ma sicuramente i miei piatti diventarono molto variati.

Iniziate a farlo anche voi!

  • L’ultimo passo è scrivere gli ingredienti delle ricette che avete scelto e fate una spesa adeguata, non dimenticandovi di nessun ingrediente.

Vi siete mai chiesti quanto tempo dedicate alla preparazione dei vostri piatti?

  • Quanto tempo avete a disposizione? Avete 1 ora, 30 minuti? A che ora iniziate a cucinare? Calcolate il tempo che vi servirà per la preparazione, se avete scelto delle preparazioni lunghe e non avete tempo, potete spezzare in più tempi e preparare qualcosa durante il giorno, oppure la sera per il giorno dopo, a me succede spesso.

Iniziate così a decidere il vostro piano settimanale.

Sono stata indecisa se lasciarvi un modello per il vostro piano settimanale da scaricare e stampare; poi il mio pensiero va a voi che prendete la vostra agenda settimanale e illuminati iniziate a scrivere. Ci vuole semplicità!

Non dovete sconvolgere subito le vostre abitudini nutrizionali, ma un gradino per volta, perchè il vostro fisico deve abituarsi ai nuovi nutrienti.

Per esempio potete iniziare a cambiare l’utilizzo della pasta con qualche altro cereale! Andate a guardare il video sui cereali che ho inserito in YouTube potreste trovare degli spunti interessanti https://www.youtube.com/watch?v=3eo5u9wzwPE, se poi volete vederli nei loro chicchi, potete guardare anche questo http://www.youtube.com/watch?v=W-veuHjeSKA

Implementerò sicuramente le ricette che utilizzano i cereali, così potete trarre idee interessanti! Per adesso provate quelle che già ci sono e ditemi come troverete il vostro senso di sazietà, e che segnali vi darà il vostro corpo!

Per quanto riguarda le altre classi alimentari, presto parlerò dettagliatamente anche di legumi, frutta e verdura, moltissime insalate sono dei piatti unici incredibili, che uniscono diversi nutrienti!

Qualche spunto per iniziare a preparare il vostro piano settimanale e giornaliero, ora ce l’avete e se avete letto con attenzione non potete più fare finta di niente.

Se pensate che il piano settimanale non sia importante, date una risposta al seguente quesito:

Mangiamo per vivere o mangiamo per sopravvivere?

Io mangio per vivere al massimo delle mie potenzialità e voi?

 

 

 

Nutrigenomica: cosa significa!

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Nutrigenomica

Nutrigenomica: scienza che studia gli effetti del cibo sul DNA, sull’espressione dei geni. Il cibo è in grado di modulare l’espressione del nostro DNA ovvero riesce ad attivare alcuni geni e a disattivarne degli altri, quindi è in grado di influenzare lo stato di salute di un individuo.

I nostri geni non servono solo per conferire le caratteristiche ereditarie, ma controllano la produzione di enzimi, la formazione di ossa e muscoli, determinano quanti ormoni circolano nel nostro sangue, regolano il nostro metabolismo. E pensate un po’…..questi geni hanno bisogno delle informazioni che noi diamo nel nostro quotidiano, sia tramite il nostro stile di vita, sia tramite il cibo che decidiamo di mangiare. Mangiare non è solo questione di calorie e chili che si accumulano, ma la prima fonte di protezione e prevenzione, oppure il modo più efficace di farsi male.

Tratto e modificato da: DNA e alimentazione: un rapporto molto stretto di Filippo Ongaro.

Proprio per favorire ed incentivare nuove scoperte e studi in campo nutrigenomico, è nato NuGo, un consorzio europeo, una Società scientifica, che mette a disposizione studi, articoli e ricerche in questa disciplina e che è costantemente aggiornato sulle correlazioni tra dieta e DNA.  Esiste anche la International Society of Nutrigenetics/Nutrigenomics (ISNN) che ha lo scopo di studiare il ruolo dei nutrienti nell’espressione genica in generale grazie alla ricerca e alla formazione di professionisti e non solo.

Già nel 1850 il filosofo Feuerback sosteneva che l’uomo è ciò che mangia e che “per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio”, per non parlare di Ippocrate, il padre della medicina, che affermava: “Che il cibo sia la tua medicina, che la medicina sia il tuo cibo” . Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per aver scoperto i danni che provoca una elevata acidità nel nostro corpo.

INFORMATEVI su questi concetti di nutrigenetica e nutrigenomica, potreste scoprire delle cose interessanti. 

Può essere spiazzante pensare che il nostro futuro sia influenzato da ciò che mangiamo e che i nostri figli potrebbero avere un patrimonio genetico favorevole o meno alla vita quotidiana a seconda di come ci nutriamo oggi. Questo ci deve far riflettere su che tipo di abitudini e stile di vita vogliamo adottare. Quando andiamo a fare la spesa dedichiamo prima il tempo alla scelta dei cibi che contengano nutrienti veri e poi a quelli che contengano solo calorie. Quando arrivo alle casse, controllo spesso come ho riempito il mio carrello e mi chiedo se ho inserito prodotti che posso utilizzare per fare piatti semplici e ricchi di nutrienti. Dico la verità, non è avvenuto tutto dall’oggi al domani, ho dovuto fare un lento cammino di cambiamento; un pò per volta, giorno dopo giorno, ho inserito delle novità nelle mia dieta e poi ho ascoltato il mio corpo, perchè è lui il protagonista in questo caso. Oggi è più semplice per chi volesse iniziare questo cambiamento, molti biologi nutrizionisti stanno affrontato le problematiche della società odierna e danno utili consigli. Penso che sia necessario partire dall’idea e dal piatto, ecco perchè già lo scorso anno avevo iniziato a postare qualche ricetta, sempre pensando al concetto di nutrigenomica. Essenziale, anche, aggiungere degli integratori sani che apportino nutrienti buoni, per completare l’apporto di quelle sostanze difficili da reperire nella vita stressante di ogni giorno.